Editore: Einaudi – 2019 – 224 pp. (19 €)

– Non essere quelli lì, Marghe.

– Quelli chi?

– Quelli che diventano saggi dopo.

Marco Missiroli è nato a Rimini ma vive a Milano, e collabora con il Corriere della sera. Ha vinto diversi premi letterari, tra cui il Campiello Opera Prima con il suo romanzo d’esordio Senza coda (2005) e il Premio Super Mondello con il bestseller Atti osceni in luogo privato del 2015. I suoi libri sono stati tradotti in molti paesi.

Fedeltà è la storia di Carlo e Margherita, marito e moglie che si ritrovano, a causa di un “malinteso”, a mettere in discussione la loro idea di fedeltà. Non è un matrimonio in crisi, anzi si amano profondamente e c’è ancora molta passione fra loro.

L’incontro di lui con Sofia, però, giovane studentessa in cerca della propria strada, e quello di lei con Andrea, fisioterapista con molti lati oscuri, li spingono entrambi a sospettare dell’altro e a immaginare il tradimento.

La storia avrà poi un salto temporale di nove anni. Cosa cambierà? Cosa verrà a galla? Cosa scopriranno di se stessi?

Sullo sfondo Milano, Rimini e i genitori di entrambi, ma ad emergere è sicuramente la madre di Margherita, Anna, presenza delicata e rispettosa ai limiti dell’inverosimile. Una donna in pensione, molto legata alla figlia e affezionata al marito, che dovrà anch’essa affrontare un fantasma del passato che ha a che fare con la fedeltà.

È un romanzo che si legge con facilità, scorrevole e con una scrittura che non lascia nulla all’immaginazione. Il motivo è che tutto è descritto quasi cinematograficamente, l’autore non si sofferma troppo sull’interiorità dei personaggi, preferisce farle venir fuori dai dialoghi e dalle azioni.

Il tema principale, quello della fedeltà naturalmente, più che sviscerato è lasciato alle riflessioni del lettore: il tradimento è sempre un male? Tradire vuol dire non amare più?

È un libro che va decantato, non così immediato nel messaggio che vuole lanciare, come si potrebbe credere. Personalmente sto ancora riflettendoci su.

Forse avrei gradito più introspezione da parte dei personaggi, e magari anche un po’ più di emozione. Al di là di questo, merita per la capacità che ha l’autore di essere sincero e realista, nell’intreccio e nella scrittura.

Alicedicarta

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