Editore: Einaudi – 2015 – 511 pp. (15 €)

Si casca stando coi piedi sulla terra, ragionando troppo. Non con me che ho gli occhi pieni di nuvole e comete.

Goliarda Sapienza abbandonò la sua carriera da attrice teatrale e cinematografica per dedicarsi a quella di scrittrice, a cui non rinunciò nemmeno quando finí in carcere. L’arte della gioia, però, è un romanzo postumo, pubblicato per la prima volta nel 1998 da Stampa alternativa (suggerisco di approfondire l’interessante biografia della scrittrice).

Quando ho finito di leggerlo mi sono chiesta qual fosse L’arte della gioia per Modesta, la protagonista del romanzo. La risposta più immediata è stata: vivere intensamente, amare uomini e donne indistintamente, abbandonarsi all’ebrezza e alle emozioni che questi le danno in quel particolare periodo della sua vita, alla ricerca di personalità forti o deboli a seconda dei casi, per essere soggiogata o per proteggere.

E poi anche “farsi uomo“, prendere in mano la sua vita per non soccombere in un mondo che la vorrebbe tutta pizzi, merletti e ruoli prestabiliti: quelli di moglie e madre che rimane al suo posto.

Il romanzo è impregnato di passioni, voluttà consumate e mai platoniche, ma anche tensioni e idee politiche, amore/rifiuto per i figli, indipendenza economica e soprattutto di pensiero e azioni.

Ho apprezzato il fatto che Modesta costruisca il destino con le proprie mani, riuscendo ad elevarsi dalle umili e disgraziate origini a cui era destinata. Plasma gli eventi, recita per arrivare ad uno scopo, e lo fa come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Impari a capire e a rispettare la protagonista del romanzo con il tempo, almeno a me è successo così, e certamente o la ami o la odi. Hai modo di comprenderla a fondo perché la storia si dipana da quando lei è una ragazzina fino all’età matura.

Si badi bene che Modesta non è un personaggio superficiale, anzi. Dispensa riflessioni profonde e discute di ogni cosa che la vita gli para davanti come fosse una guru, forse per far combaciare le mille sfaccettature del suo animo.

I rimandi alla vita della scrittrice sono continui, in una sorta di rimbalzo continuo, quasi a voler legittimare la sua stessa persona attraverso le pagine di un libro.

La scrittura di Goliarda è di stampo quasi teatrale (anche qui un rimando), i dialoghi nudi e crudi, senza didascalie, a volte fatichi a capire chi sta parlando.

Anche la storia in sé mi ha suscitato sentimenti contrastanti. In diversi punti ho provato disagio, quasi la sensazione di essere fuori posto, il non rispecchiamento con nessuno dei personaggi. Ma alla fine anche fierezza, curiosità, comprensione, gioia, rivalsa e soprattutto pace.

Alicedicarta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...