Settembre è stato più prolifico di quanto mi aspettassi. Un bottino molto eterogeneo e variegato.

Vi ho parlato già di La verità sul caso Sara Lane, La mossa del gatto e Il pentagramma dell’anima, qui e su Instagram: si tratta di collaborazioni con autori e case editrici che naturalmente hanno meritato uno spazio tutto loro.

Resta ora di parlarvi, quindi, delle mie letture in senso stretto, quelle “libere”.

Si tratta indubbiamente di tre libri eccezionali nel loro genere, ed è per questo che mi risulta difficile fare una classifica. Quello che mi ha suscitato più interrogativi è senza dubbio Stoner, di John Williams.

È un libro che tuttora non riesco a capire nel profondo, non so se qualcosa mi è sfuggito, se è necessaria una rilettura o semplicemente non è riuscito a trasmettermi emozioni degne di nota, o comunque che mi aspettavo viste le recensioni positive che ho letto in giro.

Indubbiamente la scrittura è notevole, ma questo non basta per far sì che un libro mi resti dentro.

Il protagonista è incredibilmente apatico, accetta la vita che gli succede senza battere ciglio. Se l’intento dell’autore era quello di creare un personaggio non personaggio, quasi senza personalità e a cui non accade poi niente di così particolare, beh, ci è riuscito. Forse più avanti lo rileggerò e capirò cose che al momento mi sono oscure, ma ad oggi il mio giudizio è sospeso, anche se continua a tornarmi in mente, di tanto in tanto.

Accabadora invece mi è piaciuto tantissimo. È il primo libro di Michela Murgia che ho letto e devo dire che è stato una rivelazione. Una storia dal sapore antico, sofferto, profondamente terreno.

In un piccolo paese rurale della Sardegna degli anni cinquanta, una donna ormai in età avanzata, benestante, sola e sterile, decide di adottare una bambina di una famiglia molto povera, l’ultima, l’indesiderata. Con il tempo si ritrovano ad avere profondo rispetto e gratitudine l’una per l’altra, ad amarsi senza dirselo, ad essere una famiglia, anche se la donna nasconde un segreto alla “figlia d’anima” che si rivelerà per lei sconvolgente. A tal punto da farle rinnegare tutto e scappare via dopo il disvelamento, di cui tutti, tra l’altro, in paese erano a conoscenza tranne lei.

Cosa succederà quando anni dopo sarà costretta a tornare sul letto di morte della madre adottiva? Vedrà le cose con altri occhi? Riuscirà a capire le profonde motivazioni dietro le sue scelte e azioni?

Un romanzo da leggere senza dubbio, che fa riflettere e amare e comprendere il dolore e le scelte che in nome di questo, a volte, si è costretti a fare.

Infine ho letto Conversazione su Tiresia di Andrea Camilleri, che non ha certo bisogno di presentazioni.

Il libro è un monologo teatrale del personaggio-mito Tiresia, che in prima persona ripercorre la sua storia e tradizione attraverso la letteratura straniera e italiana.

Camilleri lo fa con ironia, semplicità ed eleganza insieme che, si sa, lo contraddistinguono e che tutti ben conosciamo. Insomma, un libricino che in poche pagine riesce ad incuriosire, divertire ed appassionare.

Devo dire che alla fine sono piuttosto soddisfatta di aver spaziato fra diversi generi ed autori. E soprattutto di aver vissuto altre vite. Ci si rilegge presto.

Alicedicarta

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