Ad ottobre ho letto veramente poco, lo sapete già se mi seguite anche su Instagram. È stato un mese un po’ campale, lavorativamente parlando, e non mi sentivo molto ispirata. Confido nel mese di novembre.

Venendo a noi, di Bayle. La difficoltà dell’essere vi ho già parlato nell’articolo precedente, soffermarmici ancora qui sarebbe superfluo.

Il secondo libro letto è stato quello per il mio primo gruppo di lettura su Ig, ovvero La straniera di Claudia Durastanti.

L’esperienza è stata davvero divertente, le serate di confronto piacevoli e arricchenti, anche se solo virtuali, soprattutto dal punto di vista umano. Ho conosciuto meglio alcune delle mie follower e devo dire che non avrei potuto avere una partenza e delle compagne migliori per iniziare. Mi è subito venuta voglia di organizzarne un altro. Risate a volontà e desiderio di condivisione. Che altro potevo desiderare?

Un libro migliore, quello sicuramente. Avevo aspettative forse troppo alte su La straniera, uno dei romanzi della cinquina finalista al Premio Strega 2019. Immaginavo e sognavo qualcosa di alto livello, e invece la storia non mi ha affatto entusiasmato, o meglio, proprio quando stava cominciando a farlo è finita.

Lo stile di scrittura della Durastanti è indubbiamente degno di nota, ma a questo non ha fatto seguito un intreccio altrettanto rilevante. Forse perché un intreccio vero e proprio non c’è.

La scrittrice racconta la storia della sua famiglia, dell’incontro dei suoi genitori affetti da sordità e delle loro rispettive parentele, nonni, zii, cugini vari (in una confusione tale da cui è difficile cavarsi d’impaccio), del loro destino da emigranti, dall’Italia all’America e viceversa.

Il problema è che nessun personaggio viene messo a fuoco, scavato nel profondo, descritto in relazione a lei e al peso che ha avuto nella sua vita, quasi come fosse una cronaca. Che poi nemmeno di quello si tratta, perché il ritmo e la narrazione non hanno un filo logico, lineare, o comunque temporale. Sembra quasi un flusso di coscienza, senza filtri, dell’autrice che si lascia andare ai ricordi del passato. Che ci potrebbe anche stare, per carità, ma il tutto è anche condito (o non condito) da una totale assenza di emozioni, niente che possa far immedesimare il lettore nella sua storia. Nessun trasporto, sofferenza, gioia.

Anche temi come l’emigrazione e la disabilità fisica avrebbero potuto essere un facile appiglio per parlare con la voce tremante di qualcuno che ha e sta ancora soffrendo per delle mancanze, esclusioni, incomprensioni. E invece no, emerge solo verso la fine un leggero “sentore” dell’importanza del legame con la madre. Anche per quanto riguarda il rapporto con il fratello, lei riferisce che è stata la persona più importante della sua vita ma mai, in nessun modo, viene descritto il perché, come, quando…

Insomma, è stata talmente grande per me la delusione che mi rendo conto che potrei stare qui a parlarne anche per ore (essendo forse più incisiva di lei quando parla della sua famiglia), ma non mi va. Se volete leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate. Magari non ho capito niente. Può essere.

Per risollevarmi ho preso subito in mano la mia cara Elena Ferrante e il suo L’invenzione occasionale.

Lei attualmente è la mia scrittrice contemporanea preferita. Mi riconosco in lei, totalmente, o meglio vorrei essere, scrivere, vivere quello che ha vissuto lei. Lei parla come parlerebbe la parte più profonda di me, tocca corde che nessun altro scrittore sa toccare.

In questo libro l’ho compreso ancora di più, perché qui parla di lei, quello in cui crede, quello che ama e odia, le sue abitudini, i vizi e le virtù di una scrittrice che poi è soprattutto una donna. Una donna che non ha paura di apparire com’è, con le sue fragilità, storture, punti oscuri e debolezze.

È una raccolta di articoli pubblicati sul Guardian nel 2018, tradotti e riuniti qui sotto forma di saggi su diversi argomenti, alcuni importanti altri meno.

Se la amate o semplicemente vi incuriosisce scoprire qualcosa in più della sua persona, questo è il libro giusto secondo me. Da non perdere.

Come detto in apertura, il piatto piange questo mese. Siamo già arrivati alla fine delle letture di questo mese. Spero che novembre sia più fruttuoso e che non abbia delusioni scottanti come il mese passato, soprattutto perché è uscito e sto già leggendo il nuovo romanzo della Ferrante.

A prestissimo per aggiornamenti.

Alicedicarta

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