#11 DI TERRA, DI MARE, DI CIELO di Barbara Cobianchi

Editore: Biplane Edizioni – 2019 – 156 pp. (14 €)

Se cresci accanto al mare, il mondo ti si apre davanti, ma non vedi i confini e per arrivare a toccarlo ci vuole un aeroplano.

Barbara Cobianchi è una mamma e un’insegnante di liceo di Verona. Ha pubblicato diversi racconti in varie antologie e il romanzo Il Codice Rolloni (2011).

Di terra, di mare, di cielo è la storia di Leo e Bart, del loro amore e della figlia che un giorno hanno adottato, Sarg, col nome da guerriera.

Ci troviamo a Torino, nel nuovo bilocale di Leo e Bart. Entrambi in pensione, con due carriere universitarie alle spalle, un giorno vedono piombarsi sul terrazzo di casa, aggrappato ad un lenzuolo rosso, un ragazzo di nome Saro. Da quel momento le loro vite, insieme a quella della figlia, subiranno degli stravolgimenti, soprattutto interiori, che li costringeranno a guardare in faccia la parte più nascosta del loro animo, le loro paure più recondite, le mancanze del passato, i vestiti che gli altri hanno cucito loro addosso.

Leo e Bart sono molto diversi l’uno dall’altro, anche a causa della loro famiglia di origine (una altolocata e di ampie vedute, l’altra umile e tradizionale). Però si completano e incastrano perfettamente, nonostante alcune bizzarrie, come la nuova fissa di Leo di attaccare ritagli di giornale alle pareti.

Il loro è un amore puro, semplice, senza sovrastrutture, come lo è quello per la figlia, ormai grande e indipendente, ma per loro da coccolare, proteggere e amare come fosse ancora piccola.

Sarg è un personaggio davvero interessante. Sullo sfondo il vestito che le hanno cucito addosso gli altri, quello di avere due papà, in primo piano la voglia di partire, andare incontro alla sua indipendenza e realizzazione personale, il tentativo di vedere se si può essere anche altro oltre alla bambina con due papà, appunto.

Anche Saro, il ragazzo col lenzuolo rosso che diventerà inseparabile amico di Sarg, è a Torino per cercare la propria strada, per capire cosa lo spinge ad andar via dalla sua isoletta del Mediterraneo, da una famiglia che lo ha sempre visto con la testa fra le nuvole, perso nei suoi imperscrutabili sogni ad occhi aperti.

Cosa succederà ai protagonisti? Non solo stravolgimenti d’animo ma anche un fatto sconvolgente che cambierà per sempre la loro vita e il modo di intenderla.

Ho amato come l’autrice è riuscita a parlare di diversità senza mai nominarla o soffermarsi troppo: diversità di amare, di essere figlia, di sognare ed essere, e anche paura della diversità nel personaggio di Gian.

Ho amato lo stile in cui è stato scritto il romanzo, una sorta di flusso ininterrotto in cui sono immersi anche i dialoghi, come a voler dire che anche quelli non sono qualche cosa di altro a cui dare più importanza, ma fanno parte della vita come tutto il resto.

Ho amato il senso profondo della vita che viene fuori dalle pagine con una delicatezza, leggerezza, facilità di lettura indescrivibili.

A tratti sembra di leggere una fiaba per quanto la scrittura riesce ad essere lineare e immediata. Però lo percepisci da subito che c’è qualcosa che devi capire e che verrà fuori. Che la fiaba fiaba non è se non c’è una morale alla fine della storia, e che dopo non potrai più essere la stessa di prima.

Terra delle proprie origini, mare oltre cui andare per sfidare i propri limiti, cielo che custodisce i nostri sogni e, magari, verso cui volare per essere finalmente ciò che davvero desideri. Questo è il messaggio che ho letto io fra le righe… E voi?

Alicedicarta

#10 LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI di Lorenzo Marone

Editore: Longanesi – 2015 – 264 pp. (16 €)

Curioso, quando inizi a capire come vanno le cose suona il gong, come se in un quiz televisivo cominciassi a fare il tuo gioco gli ultimi trenta secondi, mentre i tre minuti precedenti li hai passati a guardarti le unghie.

Nato a Napoli, Lorenzo Marone decide di dedicarsi alla scrittura dopo essersi laureato in giurisprudenza e aver lavorato qualche anno come avvocato. Dei suoi libri, molti sono best sellers, tra cui La tristezza ha il sonno leggero (2016) e Magari domani resto (2017). Da Feltrinelli è appena stato pubblicato Tutto sarà perfetto.

La tentazione di essere felici è la storia di Cesare Annunziata, settantasette anni, vedovo, che vive solo in un appartamento di un palazzo napoletano.

Cesare ha due figli: Sveva, avvocato, sposata con un figlio, insoddisfatta del proprio matrimonio, Dante, una galleria d’arte di proprietà e omosessuale, ancora restio a parlarne col padre, nonostante quest’ultimo già lo sappia.

Cesare è un uomo cinico ed egoista, che ha deciso deliberatamente di godersi la vita fregandosene degli altri. Dopo varie vicissitudini e sogni irrealizzati, lui dice, è stato quasi “costretto” a diventare insensibile e a dedicarsi solo a soddisfare i desideri più immediati. Ormai non ha nulla da perdere, né peli sulla lingua.

Ogni tanto gli fanno compagnia Marino, un vecchietto del secondo piano, anche se sono l’opposto l’uno dell’altro, Eleonora, una vicina di pianerottolo, insegnante in pensione divenuta gattara dopo la morte del marito, e Rossana, una donna fissa con cui però va a letto a pagamento.

Un quadretto perfetto, sembrerebbe, se non fosse che con l’arrivo di Emma e il suo compagno, anch’essi vicini di pianerottolo, Cesare sarà costretto a far crollare parecchi muri dentro di sé, barriere di insensibilità che ha impiegato anni ad ergere.

La ragazza vive un dramma all’interno delle mura di casa che non può lasciare indifferente nemmeno uno come Cesare.

Cosa dovrà affronterà per lei? Come andrà a finire? Sapete che non amo svelare troppo.

Di questo libro voglio parlarvi invece della tenerezza che mi ha suscitato il protagonista, la sua convinzione di essere insopportabile e il mio affetto e la simpatia che invece da subito ho provato per lui. Cesare è un uomo divertente ma molto profondo, che ha capito tutto della vita e la guarda con cinismo, ma non con cattiveria. Ed è proprio questo che mi ha colpito.

È un personaggio molto affascinante, che ci racconta di come paga la sua infermiera per godersi un po’ di passione ogni tanto, ma poi parla con la moglie che non c’è più, solo fra le mura di casa. Dice di non sopportare la puzza che proviene dalla casa della gattara, ma poi si ritrova a dar da mangiare e ad addormentarsi sul divano con uno dei suoi gatti.

Insomma luci ed ombre che convivono, cinismo e gran cuore nella stessa persona. Da parlarne all’infinito, perché non puoi non affezionarti.

Anche con i figli e il nipote Cesare ha un rapporto particolare. Con Sveva c’è più confidenza, ma nonostante li snobbi e non gli interessi minimamente di fare il nonno, è orgoglioso di loro e li ama immensamente. Guai a dirglielo però.

Tutto, grazie ad Emma, verrà scardinato e messo in discussione pagina dopo pagina: il rapporto con il suo passato, con i figli, con Rossana.

La lettura è piacevolissima e scorrevole, lo stile immediato, semplice, pieno di freddure e riflessioni del protagonista, mai pesanti o fuori luogo. Le ultime pagine sono davvero poetiche, una lista di “mi piace” che il protagonista fa prima di un momento cruciale della sua vita.

Sicuramente un libro da leggere, non potrai resistere a Cesare, te lo assicuro.

Alicedicarta

#9 ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova

Editore: Einaudi – 2018 – 196 pp. (17€)

Ciò che non può estendersi si inabissa senza fine

Nadia Terranova vive a Roma ma è nata a Messina. Collabora con La Repubblica e altre testate giornalistiche. È tradotta in molte lingue e il romanzo Gli anni al contrario (2015), sempre edito da Einaudi, ha vinto diversi premi, tra cui il Bagutta Opera Prima e il The Bridge Book Award.

Addio fantasmi è la storia di Ida. La sua è una vita normale: vive a Roma, è una donna sposata e lavora in radio inventando storie.

Quando la madre la chiama e la invita a tornare a Messina per la ristrutturazione della sua casa d’infanzia, però, Ida sarà costretta ad affrontare una volta per tutte il dolore per la “perdita” del padre, che un bel giorno, quando lei aveva tredici anni, ha deciso di uscire di casa e di non fare più ritorno.

È una sofferenza irrisolta, non digerita, non guardata in faccia, non compresa: è una specie di non morte, visto che non c’è una tomba su cui piangere, non c’è un perché.

Ida vede ancora il padre in tutte le cose, momenti, parole. A volte le sembra di vederlo per strada, oppure immagina che il mare della sua Messina lo abbia preso con sé, o felice e contento con un’altra famiglia.

Gran parte di lei è rimasta a quel fatidico giorno, che le fa rivivere la scena ossessivamente dentro di sé.

Anche il rapporto con la madre subirà una forte scossa quando Ida torna a Messina. Entrambe si sono sentite molto sole, ma non hanno il coraggio di dirselo, nascoste come sempre dietro mille silenzi.

Attraverso gli oggetti della sua infanzia Ida rivivrà e farà i conti con molte cose del suo passato, non solo quelle legate al padre, e l’incontro con Nikos, il ragazzo che si occupa della ristrutturazione, sarà cruciale.

Mi è piaciuto il fatto che l’idea e il ricordo del padre siano rivissuti in principio attraverso il nome e il corpo, ormai scomparsi, e poi l’odore e la voce, le uniche cose di lui che Ida porta ancora con sé.

La scrittura della Terranova è scorrevolissima, senza fronzoli e diretta, ma nello stesso tempo suggestiva e onirica.

È un libro inquieto, doloroso, triste, ma bellissimo, profondo e molto introspettivo, come piace a me. Ti rimane dentro e crea dolore, scava nell’interiorità. Meraviglioso.

Alicedicarta

#8 L’ORA DI LEZIONE. PER UN’EROTICA DELL’INSEGNAMENTO di Massimo Recalcati

Editore: Einaudi – 2014 – 151 pp. (14€)

Il vero cuore della Scuola è fatto di ore di lezione che possono essere avventure, incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Perché quello che resta della Scuola, nel tempo della sua evaporazione, è la bellezza dell’ora di lezione.

Massimo Recalcati è attualmente uno degli psicoanalisti più noti in Italia. Scrive su La Repubblica e insegna alle università di Pavia e Verona. Recentemente ha condotto in TV, su Raitre, i programmi Lessico famigliare e Lessico amoroso, di grande successo. Tra i libri pubblicati menziono Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (2013), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno (2015) e Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato (2017).

Ne L’ora di lezione Recalcati si lancia, attraverso continui rimandi psicoanalitici, filosofici e letterari, seguendo il suo consueto modus operandi, in un’analisi dell’attuale “evaporazione” della Scuola e degli insegnanti.

La crisi dell’istituzione scolastica viene ricondotta e intrecciata a tre complessi psicoanalitici: la Scuola-Edipo, la Scuola-Narciso e la Scuola-Telemaco.

Non si tratta però di una lettura ostica, o per gli addetti ai lavori, anche perché il reale intento dell’autore è quello di trasmettere la bellezza di un’ora di lezione, scevra da tutte le incombenze burocratiche e progettuali con cui un’insegnante si trova sempre più a dover fare i conti.

Soprattutto vuole dimostrare la possibilità, e quasi il potere, che un docente ha, con la sua voce, il suo nome, il suo amore per ciò che insegna, di accendere il desiderio di imparare nell’alunno, che passa inevitabilmente attraverso “l’amore” per l’insegnante stesso.

Da questi assunti, su cui non si può non essere d’accordo, passa poi a raccontare del suo incontro con Giulia, l’insegnante che gli ha cambiato la vita, che gli ha permesso di ribellarsi a quel destino di “idiota di famiglia” a cui sembrava essere destinato e a cui si sarebbe arreso, se non l’avesse incontrata.

Lei riesce a svegliarlo dal torpore della sua adolescenza e ad accendere la scintilla che lo farà diventare ed essere ciò che è.

Un amore e un desiderio che tuttora, dice Recalcati, lo animano.

È un libro per tutti, non solo per insegnanti e alunni. Ci aiuta ad indagare dentro di noi, a riscoprire quella persona che ognuno ha incontrato nella vita e a cui ci si è aggrappati per risvegliare il proprio io, che sia un insegnante, un amico, un padre, uno sconosciuto.

L’ho amato, da insegnante e da alunna quale sono. Mi sono emozionata, immedesimata e ho sognato.

E ho capito molte cose. Assolutamente da leggere.

Alicedicarta

#7 LEGGENDA PRIVATA di Michele Mari

Editore: Einaudi – 2017 – 171 pp. (18,50 €)

…un mondo dove tutti continuano a ricevere il loro bacino della buonanotte anche da anziani, dove nessuno alza la voce e tutti si vogliono bene, ci può essere qualcosa di più osceno di un sogno simile? (Eppure…)

Michele Mari è uno scrittore prolifico, fra romanzi, raccolte di poesie e traduzioni di famosi classici della letteratura inglese.

In Leggenda privata racconta la sua personale storia famigliare: del padre, uomo tutto d’un pezzo che non si lascia certo andare alle smancerie, e da cui Michele cerca continuamente approvazione e affetto, della madre, sempre più malinconica e stramba, dei nonni, alcuni protettivi altri meno, dei suoi amori da ragazzo, solo immaginati.

Un viaggio a sbalzo attraverso l’infanzia e l’adolescenza, sempre in bilico fra due anime che albergano in lui: quella del bambino/ragazzo sensibile, introverso e amante della letteratura, e quella dell’adolescente, in preda alle prime fantasie e pulsioni sessuali.

Due anime difficili da far convivere nella stessa persona, che appunto per questo lottano continuamente fra loro. Lo scrittore, con l’intento di mettere un po’ d’ordine in tutto ciò, ed aiutato da una fervente immaginazione, si ritrova ad essere “abitato” da curiosi personaggi immaginari, con cui interloquisce continuamente e sembra influenzino ciò che fa.

Tutto ciò si riflette in una scrittura divertente e visionaria, un’ironia e autoironia che accorciano le distanze con il lettore.

Una sorta di flusso di coscienza, in cui sono immersi confusamente fatti realmente accaduti, dialoghi con personaggi di fantasia, ricordi, foto, sogni grotteschi, persone della vita reale rivissute però attraverso una lente, la sua, che distorce, amplifica, caricaturizza, con comicità e creatività.

Il linguaggio riesce ad essere ricercato ma non pesante: l’autore gioca con le parole utilizzando, mai a caso, vocaboli aulici e arcani mischiati ad inglesismi, latinismi e soprattutto neologismi misteriosi. Riesce così a trasportarti nel suo mondo interiore facendoti diventare lui stesso, vivere ciò che lui vive o pensa.

Ho trovato in questo romanzo una sorpresa, il coraggio di modellare il linguaggio a proprio piacimento per riprodurre ciò che si è, senza preoccuparsi di risultare oscuri o poco chiari. È uno stile indubbiamente particolare, che diventa quasi protagonista rispetto alla storia in sé.

È un libro che ho apprezzato e ammirato, perché mi ha divertito e stimolato parola dopo parola. Sicuramente non una lettura leggera, ma così eccentrica e curiosa da meritare in ogni caso.

Alicedicarta

#6 FEDELTÀ di Marco Missiroli

Editore: Einaudi – 2019 – 224 pp. (19 €)

– Non essere quelli lì, Marghe.

– Quelli chi?

– Quelli che diventano saggi dopo.

Marco Missiroli è nato a Rimini ma vive a Milano, e collabora con il Corriere della sera. Ha vinto diversi premi letterari, tra cui il Campiello Opera Prima con il suo romanzo d’esordio Senza coda (2005) e il Premio Super Mondello con il bestseller Atti osceni in luogo privato del 2015. I suoi libri sono stati tradotti in molti paesi.

Fedeltà è la storia di Carlo e Margherita, marito e moglie che si ritrovano, a causa di un “malinteso”, a mettere in discussione la loro idea di fedeltà. Non è un matrimonio in crisi, anzi si amano profondamente e c’è ancora molta passione fra loro.

L’incontro di lui con Sofia, però, giovane studentessa in cerca della propria strada, e quello di lei con Andrea, fisioterapista con molti lati oscuri, li spingono entrambi a sospettare dell’altro e a immaginare il tradimento.

La storia avrà poi un salto temporale di nove anni. Cosa cambierà? Cosa verrà a galla? Cosa scopriranno di se stessi?

Sullo sfondo Milano, Rimini e i genitori di entrambi, ma ad emergere è sicuramente la madre di Margherita, Anna, presenza delicata e rispettosa ai limiti dell’inverosimile. Una donna in pensione, molto legata alla figlia e affezionata al marito, che dovrà anch’essa affrontare un fantasma del passato che ha a che fare con la fedeltà.

È un romanzo che si legge con facilità, scorrevole e con una scrittura che non lascia nulla all’immaginazione. Il motivo è che tutto è descritto quasi cinematograficamente, l’autore non si sofferma troppo sull’interiorità dei personaggi, preferisce farle venir fuori dai dialoghi e dalle azioni.

Il tema principale, quello della fedeltà naturalmente, più che sviscerato è lasciato alle riflessioni del lettore: il tradimento è sempre un male? Tradire vuol dire non amare più?

È un libro che va decantato, non così immediato nel messaggio che vuole lanciare, come si potrebbe credere. Personalmente sto ancora riflettendoci su.

Forse avrei gradito più introspezione da parte dei personaggi, e magari anche un po’ più di emozione. Al di là di questo, merita per la capacità che ha l’autore di essere sincero e realista, nell’intreccio e nella scrittura.

Alicedicarta

#5 CUORE DI MAMMA di Rosa Matteucci

Editore: Adelphi – 2006 – 136 pp. (12 €)

In realtà è tutta una tragedia, con vera perfidia la chiamano commedia quando riguarda gli altri.

Rosa Matteucci vive a Genova ma è originaria di Orvieto. Adelphi ha pubblicato anche Libera la Karenina che è in te nel 2003. Con Cuore di mamma ha vinto il premio Grinzane Cavour 2007.

È la storia di Luce, una donna divorziata e sola che si trova a dover convincere la madre della necessità di una badante che si occupi di lei. Quest’ultima, personaggio a tratti comico ma anche torvo e sospettoso, è rinchiusa nelle mura della sua casa dai tempi della morte del marito, senza avere nessuna cura di sé stessa e del luogo in cui vive.

Il rapporto madre/figlia si fonda sul senso di colpa e del dovere: Luce, nonostante il caratteraccio della madre, ogni volta che le fa visita prova a scuoterla, ma i tentativi sono vani. La storia prenderà poi dei risvolti assurdi, grotteschi e comici.

È un romanzo, scorrevole e divertente, che leggi in un lampo. Si percepisce, però, quasi un rumore di fondo che rimanda echi tristi e nostalgici, ed è così che entri in empatia con la protagonista.

Una storia breve, ma spiritosa e sofferta in egual modo. Letta l’ultima frase, rimani con l’amaro in bocca e con la speranza nel cuore.

Alicedicarta

#4 L’UOMO CHE SCAMBIÓ SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO di Oliver Sacks

Editore: Adelphi – 2013 – 287 pp. (12 €)

Il potere della sopravvivenza, della volontà di sopravvivere, e di sopravvivere come individuo unico e inalienabile, è il più forte in assoluto del nostro essere: più forte di qualsiasi impulso, più forte della malattia.

Oliver Sacks, professore di neurologia alla Columbia University di New York, è ricordato soprattutto per l’opera Risvegli del 1987, da cui è stato tratto l’omonimo film con Robin Williams e Robert De Niro.

Anche ne L’uomo che scambió sua moglie per un cappello Sacks mette insieme una parte della sua esperienza medica: è una raccolta di casi clinici del neurologo che classificati in quattro macrogruppi, in base alla loro caratteristica predominante, più che deficit: perdite, eccessi, trasporti, il mondo dei semplici. Sarebbe però totalmente riduttivo limitarsi a dire questo.

Sacks vuole entrare nel mondo dei suoi pazienti, vuole scoprire la loro anima, e per farlo il suo sguardo non è quello di un medico specializzato, ma quello di un uomo: un uomo che vuole guardarli per una volta come persone, con le loro storie e debolezze, ma soprattutto con le loro passioni, punti di forza, talenti.

C’è un’umanità in ciò che racconta e che fa per loro che mi ha sorpreso, emozionato e fatto riflettere.

Ad esempio, chi stabilisce che cos’è la normalità? Perché le persone con dei deficit mentali o fisici vengono ghettizzati o considerati non degni di una vita normale? Forse non abbiamo tutti noi un qualche tipo di deficit?

Questo libro lancia un messaggio importante, riesce a farti osservare molte cose da un altro punto di vista, a mettere in discussione i tuoi preconcetti, i tuoi limiti. Molto più profondi e radicati di quello che immaginiamo.

Certo, il testo è pieno anche di termini medici e neurologici che a volte rendono difficoltosa e non fluida la lettura ai non addetti, ma in special modo l’ultima parte, quella de Il mondo dei semplici è senza dubbio commovente, tenera, bellissima, schietta. E io, spesso, mi sono sentita piccola così.

Se vuoi scoprire un mondo diverso, che spesso per la paura di ciò che non conosciamo, intrinseca in ognuno di noi, ci rifiutiamo di vedere, questo è il libro giusto.

Alicedicarta

#3 L’ARTE DELLA GIOIA di Goliarda Sapienza

Editore: Einaudi – 2015 – 511 pp. (15 €)

Si casca stando coi piedi sulla terra, ragionando troppo. Non con me che ho gli occhi pieni di nuvole e comete.

Goliarda Sapienza abbandonò la sua carriera da attrice teatrale e cinematografica per dedicarsi a quella di scrittrice, a cui non rinunciò nemmeno quando finí in carcere. L’arte della gioia, però, è un romanzo postumo, pubblicato per la prima volta nel 1998 da Stampa alternativa (suggerisco di approfondire l’interessante biografia della scrittrice).

Quando ho finito di leggerlo mi sono chiesta qual fosse L’arte della gioia per Modesta, la protagonista del romanzo. La risposta più immediata è stata: vivere intensamente, amare uomini e donne indistintamente, abbandonarsi all’ebrezza e alle emozioni che questi le danno in quel particolare periodo della sua vita, alla ricerca di personalità forti o deboli a seconda dei casi, per essere soggiogata o per proteggere.

E poi anche “farsi uomo“, prendere in mano la sua vita per non soccombere in un mondo che la vorrebbe tutta pizzi, merletti e ruoli prestabiliti: quelli di moglie e madre che rimane al suo posto.

Il romanzo è impregnato di passioni, voluttà consumate e mai platoniche, ma anche tensioni e idee politiche, amore/rifiuto per i figli, indipendenza economica e soprattutto di pensiero e azioni.

Ho apprezzato il fatto che Modesta costruisca il destino con le proprie mani, riuscendo ad elevarsi dalle umili e disgraziate origini a cui era destinata. Plasma gli eventi, recita per arrivare ad uno scopo, e lo fa come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Impari a capire e a rispettare la protagonista del romanzo con il tempo, almeno a me è successo così, e certamente o la ami o la odi. Hai modo di comprenderla a fondo perché la storia si dipana da quando lei è una ragazzina fino all’età matura.

Si badi bene che Modesta non è un personaggio superficiale, anzi. Dispensa riflessioni profonde e discute di ogni cosa che la vita gli para davanti come fosse una guru, forse per far combaciare le mille sfaccettature del suo animo.

I rimandi alla vita della scrittrice sono continui, in una sorta di rimbalzo continuo, quasi a voler legittimare la sua stessa persona attraverso le pagine di un libro.

La scrittura di Goliarda è di stampo quasi teatrale (anche qui un rimando), i dialoghi nudi e crudi, senza didascalie, a volte fatichi a capire chi sta parlando.

Anche la storia in sé mi ha suscitato sentimenti contrastanti. In diversi punti ho provato disagio, quasi la sensazione di essere fuori posto, il non rispecchiamento con nessuno dei personaggi. Ma alla fine anche fierezza, curiosità, comprensione, gioia, rivalsa e soprattutto pace.

Alicedicarta

#2 L’ARMINUTA di Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi – 2019 163 pp. (12 €)

Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliano meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.

Donatella Di Pietrantonio è una dentista pediatrica abruzzese. Esordisce con Mia madre è un fiume nel 2011 e poi scrive Bella mia nel 2013. Con L’arminuta vince il Premio Campiello 2017.

È la storia di una ragazza di tredici anni abbandonata da quelli che credeva fossero i suoi genitori, una famiglia piena di amore e agi, ai genitori naturali, senza arte né parte, poveri e ignoranti.

La protagonista si ritrova a dover cambiare completamente vita, ad avere una sorella e dei fratelli, a provare i primi sentimenti d’amore e di appartenenza nelle persone e nei luoghi più impensabili.

Insieme a lei non comprendi il perché dell’abbandono, ti arrabbi, soffri, ma poi, esattamente come lei, impari ad amare e combattere per questa nuova vita.

Molto interessante il rapporto con la sorella minore: dall’essere agli antipodi diventeranno inseparabili e impareranno a volersi bene profondamente, a spalleggiarsi in ogni situazione.

Con la madre naturale, invece, la relazione non riesce a decollare, ad andare oltre un certo limite. La ragazza sente ancora molto forti dentro di lei l’affetto e le cure della madre adottiva, e non riesce a lasciarsi andare. Molto lentamente, col tempo, qualcosa cambierà.

Nella lettura mi sono sentita a casa, anche grazie al dialetto abruzzese nei dialoghi. L’autrice ha una scrittura asciutta, diretta e a volte spigolosa, ma si intravedono lampi di luce.

L’unica neo del romanzo, se così si può chiamare, è che vorresti non finisse mai. Cerchi tra le parole altre parole che magari ti sono sfuggite, leggi e rileggi la stessa frase per assaporare bene il momento.

Questo libro è la ricerca delle proprie origini, l’accettazione dell’abbandono, la consapevolezza di dover trovare un proprio posto nel mondo e la voglia di provarci.

Una storia forte, che colpisce dritta nel petto. Non può non essere letta.

Alicedicarta