Editore: Biplane Edizioni – 2019 – 156 pp. (14 €)

Se cresci accanto al mare, il mondo ti si apre davanti, ma non vedi i confini e per arrivare a toccarlo ci vuole un aeroplano.

Barbara Cobianchi è una mamma e un’insegnante di liceo di Verona. Ha pubblicato diversi racconti in varie antologie e il romanzo Il Codice Rolloni (2011).

Di terra, di mare, di cielo è la storia di Leo e Bart, del loro amore e della figlia che un giorno hanno adottato, Sarg, col nome da guerriera.

Ci troviamo a Torino, nel nuovo bilocale di Leo e Bart. Entrambi in pensione, con due carriere universitarie alle spalle, un giorno vedono piombarsi sul terrazzo di casa, aggrappato ad un lenzuolo rosso, un ragazzo di nome Saro. Da quel momento le loro vite, insieme a quella della figlia, subiranno degli stravolgimenti, soprattutto interiori, che li costringeranno a guardare in faccia la parte più nascosta del loro animo, le loro paure più recondite, le mancanze del passato, i vestiti che gli altri hanno cucito loro addosso.

Leo e Bart sono molto diversi l’uno dall’altro, anche a causa della loro famiglia di origine (una altolocata e di ampie vedute, l’altra umile e tradizionale). Però si completano e incastrano perfettamente, nonostante alcune bizzarrie, come la nuova fissa di Leo di attaccare ritagli di giornale alle pareti.

Il loro è un amore puro, semplice, senza sovrastrutture, come lo è quello per la figlia, ormai grande e indipendente, ma per loro da coccolare, proteggere e amare come fosse ancora piccola.

Sarg è un personaggio davvero interessante. Sullo sfondo il vestito che le hanno cucito addosso gli altri, quello di avere due papà, in primo piano la voglia di partire, andare incontro alla sua indipendenza e realizzazione personale, il tentativo di vedere se si può essere anche altro oltre alla bambina con due papà, appunto.

Anche Saro, il ragazzo col lenzuolo rosso che diventerà inseparabile amico di Sarg, è a Torino per cercare la propria strada, per capire cosa lo spinge ad andar via dalla sua isoletta del Mediterraneo, da una famiglia che lo ha sempre visto con la testa fra le nuvole, perso nei suoi imperscrutabili sogni ad occhi aperti.

Cosa succederà ai protagonisti? Non solo stravolgimenti d’animo ma anche un fatto sconvolgente che cambierà per sempre la loro vita e il modo di intenderla.

Ho amato come l’autrice è riuscita a parlare di diversità senza mai nominarla o soffermarsi troppo: diversità di amare, di essere figlia, di sognare ed essere, e anche paura della diversità nel personaggio di Gian.

Ho amato lo stile in cui è stato scritto il romanzo, una sorta di flusso ininterrotto in cui sono immersi anche i dialoghi, come a voler dire che anche quelli non sono qualche cosa di altro a cui dare più importanza, ma fanno parte della vita come tutto il resto.

Ho amato il senso profondo della vita che viene fuori dalle pagine con una delicatezza, leggerezza, facilità di lettura indescrivibili.

A tratti sembra di leggere una fiaba per quanto la scrittura riesce ad essere lineare e immediata. Però lo percepisci da subito che c’è qualcosa che devi capire e che verrà fuori. Che la fiaba fiaba non è se non c’è una morale alla fine della storia, e che dopo non potrai più essere la stessa di prima.

Terra delle proprie origini, mare oltre cui andare per sfidare i propri limiti, cielo che custodisce i nostri sogni e, magari, verso cui volare per essere finalmente ciò che davvero desideri. Questo è il messaggio che ho letto io fra le righe… E voi?

Alicedicarta

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